WingFoil: a Jericoara Nicolò Spanu chiude sesto. Il bilancio della stagione

WingFoil: a Jericoara Nicolò Spanu chiude sesto. Il bilancio della stagione

La stagione si chiude a Jericoacoara, in Brasile, e per Nicolò Spanu è il momento di tirare le somme. L’atleta del Windsurfing Club Cagliari lascia alle spalle un anno non semplice, segnato da qualche difficoltà tecnica e da un percorso di sviluppo del materiale più complicato del previsto. Eppure il finale in crescendo racconta una storia diversa: la sensazione è che il 2026 possa davvero essere l’anno della svolta.


Da anni Nicolò è stabilmente ai vertici del wingfoil internazionale, spesso a un passo dalla vittoria assoluta. In casa Spanu, intanto, si festeggia: la sorella Maddalena, portacolori dello Yacht Club Costa Smeralda, ha dominato sia il mondiale sia la Coppa del Mondo. Un doppio titolo in famiglia è un sogno? Forse sì, ma sempre meno lontano.

Parlando della sua stagione, Nicolò riconosce che il 2024/25 è stato “un anno complesso”: da un lato sono venute fuori alcune carenze tecniche, dall’altro la ricerca della vela giusta ha richiesto più tempo del previsto. Nel finale però la musica è cambiata e gli ultimi risultati mostrano un netto avvicinamento a materiali finalmente competitivi. «Ora sappiamo esattamente su cosa lavorare», racconta.

La tappa più dura, invece, è stata quella di Cagliari. Una flotta numerosa, l’esordio del nuovo format Formula e l’obbligo di utilizzare vele della versione precedente hanno reso tutto più complicato. Ci si è messa anche una protesta che lo ha tagliato fuori dalla gold fleet. «È stata la gara più difficile da gestire, sotto ogni aspetto», ammette.


Nonostante tutto, i miglioramenti non sono mancati. Nicolò sottolinea progressi netti nella gestione del foil, nella velocità e nella preparazione fisica. «Il lavoro in allenamento ha iniziato a vedersi proprio nelle condizioni più impegnative.»

Guardando avanti, l’obiettivo è grande e per raggiungerlo non basta allenarsi: serve una struttura solida, fatta di collaborazione, fiducia e sintonia con brand e allenatori. «Solo così si arriva al livello necessario per puntare davvero in alto.»


Una parte importante della discussione riguarda anche il confronto tra il format Formula e il campionato classico. Il primo impone forti limitazioni alle attrezzature, con vele commerciali e un massimo di due, per cercare di ridurre l’impatto dei costi. Il campionato, invece, è una vetrina di sviluppo e massime performance.

E parlando di costi, emerge il ruolo cruciale degli sponsor: senza un supporto adeguato diventa quasi impossibile seguire tutte le tappe internazionali. «Alcuni atleti arrivano ad avere anche dieci sponsor. I miei mi permettono di essere nel circuito e di lavorare allo sviluppo del materiale. Senza di loro sarebbe tutto più difficile.»

Sul fronte sportivo, Nicolò racconta come ogni atleta incontrato in stagione sia stato stimolante, ognuno con caratteristiche da cui imparare. Per mentalità indica Kamil come riferimento, mentre sul piano tattico cita Ghio.


Il ricordo più intenso dell’anno arriva però dal Marocco: vento forte, una gara durissima e un recupero incredibile nell’ultimo giorno che lo ha portato dall’ottavo al terzo posto. «Quella tappa mi ha davvero dato fiducia.»

Lo sguardo ora è rivolto al 2026, con una programmazione già in costruzione sia sotto l’aspetto tecnico sia per quanto riguarda le trasferte. E sul futuro del wingfoil Nicolò è ottimista: vede una disciplina in piena crescita, pronta per ambire a palcoscenici sempre più importanti, forse perfino olimpici. «Stiamo lavorando per definire un format riconoscibile, che possa aiutare questo sport a fare il salto di qualità