Tra ghiaccio e anima: Gaetano Mura con Picomole in Antartide

Tra ghiaccio e anima: Gaetano Mura con Picomole in Antartide

Dall’Atlantico caldo dell’ARC al bianco assoluto del continente antartico. A bordo del trimarano Picomole, Gaetano Mura navigatore oceanico e WingFoiler del Windsurfing Club Cagliari, racconta cosa significa portare una barca nata per correre tra le onde oceaniche dentro uno degli ambienti più estremi del pianeta.


Un trimarano veloce in un mondo che ti chiede prudenza

«Un trimarano in carbonio come questo è pensato per andare veloce sulle onde dell’oceano», spiega Mura. «Ma è tutt’altro che adatto alle problematiche antartiche». Prima di partire, una telefonata con l’amico ed esperto di navigazioni polari Jacques Peigneon ha fissato la regola d’oro: “Il ne faut pas toucher la glace”. Non bisogna toccare il ghiaccio. Mai. Significa vedetta fissa a prua, esposta a vento, neve e freddo. Significa ragionare sempre con largo anticipo. Non farsi sorprendere. Anche un semplice ormeggio diventa complesso: un trimarano ha poca manovrabilità, un motore ridotto, un’elica piccola. Con vento forte spesso si è costretti a manovrare a vela, facendo slalom tra i blocchi di ghiaccio galleggianti. Qui la performance passa in secondo piano. Conta solo navigare “en bon marin”, da buon marinaio.


Drake: 600 miglia senza tregua

Il passaggio nel Canale di Drake è un banco di prova continuo. Le depressioni si susseguono senza sosta, intervallate da brevi finestre “maneggevoli” che raramente sono davvero favorevoli. Seicento miglia che richiedono almeno tre o quattro giorni di spinta costante, senza rallentamenti né avarie. La filosofia? Festina lente: affrettarsi lentamente. Spingere, ma in sicurezza.


Capo Horn: rispetto e gratitudine

Solo il nome evoca potenza e timore: Capo Horn fa parte dell’immaginario di ogni marinaio. «Incute rispetto e gratitudine se ti lascia passare», racconta Mura. Ma il passaggio non è mai finito davvero. Dopo averlo doppiato al ritorno dall’Antartide, la sensazione è di essere ormai a ridosso. Illusione. Venti miglia più avanti li attendono 40 nodi e un’onda corta, violenta, che ricorda quanto il Sud non conceda distrazioni.

 

L’Antartide non è oceano

Fare paragoni con la navigazione in solitario è difficile. In altura Mura si sente nel suo ambiente naturale. In Antartide no. Qui si sommano i problemi della terraferma a quelli del mare: ghiaccio galleggiante, ormeggi selvaggi, orientamento complicato. «Fai un miglio col gommone, ti giri e ti sembra tutto uguale e tutto diverso». La differenza più dura? Le temperature. Consentono poca autonomia all’esterno e si accompagnano a cambiamenti meteo repentini, impressionanti per frequenza e intensità. Eppure l’Antartide lascia un segno profondo. «È potente, ti entra dentro nell’anima. Non è facile lasciarlo».


Il momento in cui ha pianto

Tra i tanti ricordi, uno emerge sopra tutti: «Quando abbiamo avvistato il bianco dell’Antartide ho pianto». E al momento di ripartire, il magone trattenuto a fatica. Emozioni crude, sincere. Poi c’è Capo Horn. Che resta Capo Horn.


Dal grande Sud al WingFoil

Marinaio prima ancora che velista, Mura oggi ha trovato un nuovo amore: il WingFoil. Una scelta nata per semplicità e autonomia — la possibilità più “economica” e gestibile per volare su foil — e diventata passione pura. Lo pratica spesso al Windsurfing Club Cagliari, che definisce «il top»: giovani talenti fortissimi e un gruppo di winger “diversamente giovani”, affamati quanto lui, da cui dice di aver imparato molto. Del wing ama la libertà: si pratica da soli, si monta in fretta, si trasporta ovunque. E quando sei in volo la sensazione è quella di stare sull’onda per sempre. È fisico, ma non distruttivo — e l’idea di poter continuare a lungo, anche senza più vent’anni, lo entusiasma.


Esplorare ciò che resta

Le crociere estive non lo interessano più. «Esplorare quel poco di selvaggio che è rimasto è la mia passione». E anche nell’estremo Sud, tra ghiaccio e silenzi solenni, non manca l’ironia. Agli amici del “Pratino” ha mandato qualche foto: le prese in giro in perfetto stile goliardico lo hanno fatto ridere e distratto dalla solennità del momento. Il messaggio per loro è chiaro: dopo tanto freddo, proverà ad andare in wing in camicia, come il mitico Balzarelli.